I fatti del Lago di Garda e i segni del degrado conformista

di Marco N. – Nel giro di pochi giorni, il sud del Lago di Garda è stato scenario di episodi eclatanti. I protagonisti sono stati gruppi di giovani immigrati di prima o seconda generazione. Nel primo caso, qualche decina di immigrati per lo più nordafricani si è resa protagonista di risse con il coinvolgimento di cittadini italiani pacifici e addirittura delle forze dell’ordine, nel secondo caso invece su un treno sono state prese di mira, mediante avances sessuali, studentesse italiane, molte delle quali minorenni, di ritorno da Gardaland dopo una giornata di relax.

I soliti politici e opinionisti, sempre solerti e assertivi nel condannare gli stupri degli italiani, i “femminicidi”, il razzismo e il bigottismo, non hanno proferito parola se non qualche generica attestazione di solidarietà alle vittime. Ricordo inoltre che il ministro degli Interni Lamorgese ha fatto intendere più volte di non avere risorse sufficienti a combattere la criminalità comune, addirittura rinunciando ad inseguire gli evasi dai penitenziari, in netta opposizione all’impiego di droni e personale, col coinvolgimento delle TV, per stanare ed esporre al ludibrio i violatori del recente confinamento domestico su tutto il territorio nazionale.

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Un frangente dei tafferugli a Peschiera del Garda.

Una nuova fisionomia di popolo.

Leggendo storicamente gli avvenimenti che abbiamo vissuto da cinquant’anni a questa parte sembrerebbe di trovarsi su un piano inclinato in cui la liberalizzazione dei costumi ha fatto da pilota al degrado morale che ha accompagnato la società e di cui lo Stato è fedele specchio. Ecco che, se da un lato si propaganda la tolleranza senza se e senza ma per il diverso, sia esso un immigrato, un transessuale o un gruppo di omosessuali che vogliano sfoggiare le proprie “grazie” in pubblica piazza, magari deridendo o offendendo credo e tradizioni ben più antichi e radicati delle mode del momento, dall’altro lato si stigmatizzano violentemente tutti i comportamenti o modi di essere positivi, cioè tendenti ad affermare qualche peculiarità delle comunità autoctone quali la “mascolinità tossica”, “la retrograda famiglia tradizionale”, “il sovranismo fascista”, “il cattolicesimo bigotto”.


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L’autorità statuale composta da governo, parlamento e magistratura agisce spesso in modo compatto contro tutto ciò che potrebbe dare nuova linfa alla società e lentamente, ma nemmeno troppo, sta finendo di erodere gli ultimi fondamenti del diritto naturale, consegnando in tal modo alle future generazioni una realtà distopica, costituita da regole e norme incostituzionali in aperta contraddizione l’una con l’altra e che impediscono lo sviluppo e l’espressione armonici del cittadino. I mass-me(r)dia, dal canto loro, aprono in continuazione finestre di Overton per far accettare alle menti più plagiabili qualunque nefandezza in nome di un bene, fateci caso, sempre astratto e quindi mai raggiungibile. Solo rigettando l’individualismo atomistico e promuovendo quindi una convivenza reale tra persone vere, cercando e ricavando spazi di libertà per noi e le nostre comunità potremo recuperare, attraverso lo stupore del contraccolpo con la realtà e con la nostra storia, una nuova fisionomia di popolo. Un popolo nuovo e, parafrasando San Paolo, non prono ai diktat conformisti della mentalità di questo secolo.

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