Molestie e minacce online: l’inconsistenza dei dati

Alleluia, il comandamento politically correct viene sempre diligentemente rispettato, come dimostra questo articolo. I dati della Polizia Postale sono divulgati con la solita cristallina imparzialità: riflettori puntati sulle vittime femminili, oscuramento totale sulle vittime maschili. Ad esempio, con periodo di rilevazione gennaio-ottobre 2023, si riporta quanto segue:

Minacce online – totaleDonneUomini
826371455
Molestie online – totaleDonneUomini
37787290

donna pc molestie minacce

Un tassello nel condizionamento della coscienze.

Nei commenti la tabella riassuntiva dei dati quantitativi citati nell’articolo. Anzi, per la precisione: l’articolo cita esclusivamente i dati femminili, chi vuole conoscere quelli maschili deve calcolarli sottraendo i femminili dal totale. Poi vi sono i dati percentuali, quelli utilizzati per creare allarme quando i dati quantitativi non potrebbero farlo. Dire ad esempio, come nel titolo, che le minacce online sono aumentate del 24% non significa nulla se non viene quantificato l’aumento. Passare da 1,5 a 2 milioni di minacce potrebbe suonare un po’ diverso che passare da 75 a 100 unità. Siamo pur sempre un Paese con 60.000.000 di abitanti che vanta una media di 2,4 device pro-capite tra smartphone, tablet, laptop e pc fissi: una foresta di connessioni collega milioni e milioni di profili (non è un segreto che molte persone ne abbiano più di uno) su una moltitudine di browser, piattaforme, canali social ed applicazioni varie.

Quindi l’allarme per l’aumento della “violenza di genere” emerge in tutta la sua clamorosa inconsistenza, visto che riguarda la pochezza di 826 casi di cui 371 con vittime donne. Oltretutto, per esclusione, 455 casi che non riguardano donne dovrebbero riguardare vittime maschili, ma non sappiamo se la Polizia Postale preveda anche un criterio di classificazione non-binario. Ancora più striminziti i dati relativi alle molestie online: 87 vittime femminili su un totale di 377 casi registrati dalla Postale, quindi 290 vittime sono uomini. O non sono donne, mettiamola così. In ogni caso, sotto qualunque aspetto li si voglia osservare, i dati testimoniano una minoranza femminile tra le vittime. Però questi dati vengono utilizzati per lanciare l’ennesimo allarme farlocco, al grido di “la violenza di genere aumenta sui social”. Condizionamento delle coscienze: ennesimo tassello del grande puzzle

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