I 984 "femminicidi" del Corriere: come peschi, trovi la falsificazione

Lo avevamo annunciato martedì scorso, ed eccolo qua: un esame dei dichiarati 984 "femminicidi" o "altri omicidi", come dice furbescamente il sito, elencati da "La 27esima Ora" del Corriere della Sera. Naturalmente non li abbiamo controllati tutti e 984, ma solo un centinaio, prendendoli a campione in tutti i nove anni del range proposto dal quotidiano. E così, pescando a caso nelle vicende indicate come "femminicidio" (806 casi) e controllandole una ad una, non si è sbagliato un colpo: ce ne fosse stato uno in linea con ciò che si asserisce che il "femminicidio" sia... Nel mucchio si è buttato di tutto. Ecco lo schema sintetico degli esiti dell'analisi sui circa cento casi analizzati:

Autori: figli, nipoti, cognati, zii, padri, fratelli, fratellastri, cugini, suoceri 55
Delitto eutanasico 38
Movente economico – eredità  contese, debiti , affitti arretrati, droga non pagata, ludopatia, rapine, ricatti, etc. 35
Disturbo mentale – tossicodipendenza, demenza senile, schizofrenia, depressione, depressione post-partum, delirio mistico, etc. 22
Omicidi per mano femminile: 11 casi + 4 in concorso 15

Il totale è diverso dalla somma delle singole voci, poiché un caso può presentare diverse caratteristiche ed essere catalogato in più categorie.  Ad esempio: autore il marito + delitto eutanasico; autore il figlio + movente economico; autore il nipote + disturbo mentale; autrice la madre + depressione post partum; autrice la figlia + disturbo mentale + movente economico, e così via. Vediamoli ora catalogati per tipologia, integrati da un video di commento registrato insieme a Davide Stasi.

DELITTI FEMMINILI - Interessante il dato dei 15 delitti compiuti da donne, 11 in autonomia e 4 in concorso, ma inseriti nell’elenco dei femminicidi: Anna Concetta De Santis (Milano, 2013) uccisa da figlia e genero; Danielle Claudine Chatelain (Perugia, 2016) strangolata dalla ex fidanzata di sua figlia; Franca Ranghino (Vercelli, 2016) uccisa dalla figlia a colpi di mattarello; Francesca Vianello (Venezia, 2015) uccisa dalla figlia di un’amica per motivi economici; Giuseppina Baiano (Venezia, 2014) uccisa dalla figlia con problemi psichici; Giuseppina Pierini (Grosseto, 2015) uccisa dalla figlia per movente economico; Gloria Pompili (Latina, 2017) pestata a morte da cugina e cognato che volevano sfruttarne la prostituzione; Patrizia Crivellaro (Reggio Calabria 2015) uccisa dalla figlia alla quale aveva tolto pc e cellulare; Mirela Balan (Albaredo, 2016) uccisa dal figlio e dalla fidanzata; Natalina Carnielli (Milano, 2016) uccisa dalla figlia con un mix di farmaci; Patrizia Attruia (Salerno, 2015) uccisa dalla coinquilina innamorata del compagno di Patrizia; Rosina Raffaele (Tivoli, 2014) uccisa dalla nipote perché aveva parlato male dei genitori morti: Sara El Omri (Bergamo, 2015) uccisa dall’ex insieme all’attuale compagna; Yasmine Seffahi (Roma, 2019) sgozzata dalla madre; Marianna Luberto di 7 mesi (Cosenza, 2016) uccisa dalla madre per depressione post partum. Sono 15 casi su 100 esaminati, ma la cifra potrebbe essere maggiore se li esaminassimo uno ad uno; ricordiamo infatti di aver analizzato solo un campione casuale trasversale ai diversi anni, probabilmente analizzandoli tutti la percentuale delle donne assassine salirebbe ancora. Tuttavia la mistificazione prescinde dalle percentuali, dovrebbe essere scandaloso inserire tra i femminicidi - espressione dell’oppressione patriarcale - anche una sola donna morta per mano femminile.

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Gli omicidi di chi "sente le voci".

DELITTO EUTANASICO - Casistica immancabile, chi vuole credere alla buonafede pensa che i delitti tra anziani e malati vengano inseriti per errore; altri invece suppongono che siano inseriti per far salire il numero dei femminicidi e poter gridare all’emergenza, quindi vengono volutamente conteggiati anche i casi in cui l’uomo (marito, figlio, nipote) uccide una congiunta malata terminale per non farla più soffrire e poi si suicida o tenta di farlo. Nell’elenco La 27esima Ora figurano mistificazioni clamorose, è femminicidio anche quando c’è la prova che il desiderio di morire insieme fosse concordato, come il caso del marito che si suicida dopo aver ucciso Giovanna Bicchierari (Milano, 2014), nella cui borsa viene trovato un biglietto che dice ”questa triste vicenda è stata da noi concordata in armonia”.  O il caso di Giuseppina Puccio (Palermo, 2013) che lascia scritto di avere implorato il fratello di ucciderla perché non ce la faceva più a convivere con la sua malattia. Oppure l’omicidio-suicidio di Laura Germignani  e del marito (Novara, 2016), anch’essi lasciano per iscritto la volontà comune di farla finita. E ancora: Lina Boccardo (Pavia, 2015) uccisa dal marito perché malata di Parkinson , “l’ho aiutata a morire”; Luigia Castelnuovo (Como, 2014) uccisa dal figlio “mamma soffriva tanto, urlava ogni notte, non potevamo andare avanti così”; Nella Burrini (Firenze, 2014) malata di Alzheimer "non volevo più vederla ridotta in quello stato"; Paola Adiutori (Roma, 2018) un biglietto del marito: “Scusate, dovevo farlo. Non volevo vederla più soffrire. Da un anno mi chiedeva di ucciderla. E alla fine l'ho accontentata. Ho fatto quello che voleva”; Vittoria Bertoli (Udine, 2015) "Scusatemi se faccio questo, ma dopo tanti anni che stavamo insieme non voglio lasciarla, voglio portarla con me e mettere fine a queste sofferenze"; Anna Pirotta (Milano, 2014) ischemia cerebrale, uccisa dal marito che poi si suicida “se non ce la fa, io la seguo”; Annunziata Cioffi (Foggia, 2013) il marito : “L'ho fatto per non vederla più soffrire" . Tutti casi che presentano caratteristiche analoghe: Adriana Larini (Trento, 2019); Anna Bertuzzi Olivi (Bologna, 2018); Anna Recalcati (Latina, 2016); Bruna Innocenti (Firenze, 2016); Carmen Tassinari (Ferrara, 2015); Cristina Maggi (Roma, 2015); Eda Rossetto (Padova, 2014); Elena Salmaso (Ferrara, 2014); Elide Valentini (Sassuolo, 2018); Loredana Pedrocco (Venezia, 2015); Ernestina Bianca Chiari (Cremona, 2016); Elvira Marchioni (Bologna, 2018); Lucia Moragi (Milano, 2014); Maddalena Pavesi (Carpi, 2016); Luisa Valli (Milano, 2018); Mirella Guth (Verona, 2016); Maria Artale (Bergamo, 2014); Natalina Badini (Brescia, 2015); Maria Valante (Varese, 2015); Rosa D’Amico (Catania, 2019); Maria Dolores Della Bella (Varese, 2018); Rosanna Cavallari (Torino, 2015); Maria Teresa Faravelli (Roma, 2014); Maria Grazia Innocenti (Potenza, 2018); Vanda Cagnoni (Perugia, 2015); Maria Miotto (Faenza, 2019); Gina Riccò (Parma, 2018). In tale casistica rientra anche Natalina Carnielli (Milano, 2016) affetta da demenza senile ed uccisa dalla figlia  che prima del gesto ha lasciato scritto un laconico «Non ce la faccio più». Quindi anche una donna può uccidere la madre per non farla più soffrire, un gesto doloroso e lacerante ma dettato dalla pietà; tuttavia tali casi sono catalogati come femminicidi quindi sarebbero tutte testimonianze di una cronica oppressione patriarcale.

DISTURBO MENTALE - Eclatanti i casi inseriti nell’elenco La 27esima Ora: non si tratta di stratagemmi suggeriti dalla difesa che prova ad ottenere pene edulcorate giocandosi la carta della temporanea incapacità di intendere e volere. Si tratta di matti veri, quelli che parlano bene li definiscono “affetti da disturbi psichiatrici conclamati”. Come il figlio di Maria Ferencz (Torino, 2018) che uccide la madre e poi ne posiziona il cadavere a terra a braccia larghe come un crocifisso, e la veglia per ore. Agli inquirenti dichiara “me l’ha ordinato Dio”, anche il fratello testimonia il delirio mistico dell’assassino, terrorizzato da Satana, che contrastava leggendo ossessivamente la Bibbia per giorni. Oppure  l’assassinio di Oxana Martseniuk (Roma, 2014), uccisa e decapitata da Federico Lionelli, senza alcun legame presente o passato con la vittima. Lionelli aggredisce a colpi di mannaia anche gli agenti venuti ad arrestarlo, che lo fermano sparandogli. L'assassino indossava una divisa paramilitare e una mascherina ninja sul viso. In precedenza era stato espulso da Israele, rispedito a casa direttamente dall’aeroporto Ben Gurion come ospite indesiderato ed era andato a sbraitare presso l'ambasciata israeliana in Italia "sono il nuovo Messia, perché non mi avete fatto entrare in Israele?". Il delirio mistico ricorre anche in altri casi, come Aisha Betinfour (Milano, 2016) uccisa dal figlio tossicodipendente che crede di essere Maometto; Antonietta De Santis (Salerno, 2015) soffocata dal figlio che uccide anche la sorella autistica Debora De Vivo “Le ho uccise perché erano possedute da Satana”;  Irma Giorgi (Ascoli Piceno, 2017) accoltellata dal nipote "Santa Rita mi ha detto di uccidere"; la piccola Alessia Giustini di 18 mesi (Ancona, 2014), uccisa dal padre perché “una voce mi ha detto di farlo”; Patrizia Manetti (Modena, 2018) ed il marito sono stati uccisi dal figlio “perché me l’ha ordinato l’ISIS”; Norma Ramirez (Alessandria, 2015), santona uccisa da un adepto "Dovevo ucciderla. Me lo chiedeva in continuazione. Era il mio compito. Ora devo continuare” . In casa sono state ritrovate diverse lettere dove l'omicida spiegava di aver ucciso mosso da indicazioni religiose impartite proprio dalla santona Norma. Molti altri casi registrano assassini in cura da anni presso strutture psichiatriche e/o sotto l’effetto di psicofarmaci. L’uccisione di una persona resta comunque un reato gravissimo, tuttavia è impossibile classificare come lucida volontà di uccidere le donne inquantodonne il gesto di chi “sente le voci”, si crede il Profeta, esegue le volontà di una santona o agisce su mandato di Satana.

informazione manipolata

Anche tragiche fatalità spacciate per "femminicidio".

DUPLICE DELITTO - Anomalia evidenziata costantemente ad ogni verifica dei cosiddetti femminicidi: quando in un solo episodio criminoso vi sono vittime ambosessi, il percorso si sdoppia a seconda del genere della vittima. L’uomo viene ucciso per un’eredità, per la follia dell’assassino, per rapina, per vendetta  o qualsiasi altro motivo, mentre la donna viene uccisa inquantodonna. Eppure il duplice omicidio matura nello stesso ambiente familiare, ad opera della stessa persona e con le stesse modalità, però una narrazione ideologica vorrebbe diversificare le intenzioni di chi uccide: per l’uomo non importa, ma per la donna il movente è sempre l’oppressione di genere. Anna Daniele (Napoli, 2015) il marito uccide la moglie ed il figlio, poi si suicida; Chien Aizou (Cremona, 2018) babysitter accoltellata dal marito, che uccide anche il bambino a cui la moglie badava; Concetta Zimone (Catania, 2013) il padre spara a moglie e figlio, poi si suicida; Elena Tudosa (Latina, 2013) una guardia giurata spara a madre e figlio per controversie economiche, pigioni non pagate; Emanuela Panato (Verona, 2015) il figlio 17enne aggredisce padre e madre con l’accetta, poi si suicida; Ersilia Capoluongo (Caserta, 2015) movente economico, lo zio spara ad Ersilia ed al fratello, poi si suicida; Francesca Re (Milano, 205) il figlio, in cura da anni per problemi psichiatrici, uccide padre e madre; Giuseppina Bellizzi (Avellino,2018) movente economico, uno dei fratelli aggredisce l’altro fratello e la sorella; Roberta Pierini (Ancona, 2015) un ragazzo spara ad entrambi i genitori della fidanzata, che si opponevano al rapporto; Angela Barotta (Caserta, 2018) il padre spara al figlio, Angela vuole difenderlo, si frappone e viene colpita anche lei. Inoltre i già citati casi di Mirella Guth (Verona, 2016) e Patrizia Manetti (Modena, 2018) sono omicidi plurimi con vittime ambosessi ed anche nell’episodio di Livia Mormile, descritto successivamente, le vittime sono un uomo ed una donna.

OMICIDIO STRADALE - Solo due episodi, ma significativi. Nel primo Livia Mormile (Napoli, 2015) muore nell’auto guidata dal fidanzato col quale stava litigando, che oltretutto aveva bevuto alcolici in misura superiore al consentito. Perde il controllo ed invade la corsia opposta ad alta velocità, si scontra con un’altra auto e nell’incidente muoiono sia Livia che il conducente della seconda auto, il fidanzato rimane gravemente ferito ma si salva.  Ma per essere inserito nell’elenco si vuole insinuare che avesse programmato il femminicidio. Il secondo è il caso di  Alessandra Madonna (Napoli, 2017) viene lasciata dal fidanzato, lei vorrebbe ricucire e chiede un incontro, parlano qualche minuto ma lui non ne vuole sapere di tornare insieme, sale sull’auto e si allontana ma Alessandra si aggrappa all’auto e viene trascinata per alcuni metri, poi finisce sotto le ruote del SUV e riporta gravi lesioni che la porteranno alla morte. Una tragica fatalità, spacciata però per la volontà di uccidere la donna inquantodonna.

commissione femminicidio
La Commissione Parlamentare sul Femminicidio

La Commissione Femminicidio che dice?

Diversi gli episodi isolati che non è possibile raggruppare in categorie, come Bose Uwadia (Trapani, 2013) prostituta uccisa da sconosciuti perché aveva invaso la zona di un'altra "collega" scatenando l’azione punitiva di chi gestisce il business; Caterina Susca (Bari, 2013) vittima di un 18enne sbandato che le aveva chiesto soldi, Caterina gli offre cibo ma rifiuta di dargli soldi e viene uccisa; Elena Panetta (Roma, 2018) uccisa da un amico col quale stava consumando stupefacenti, una lite sull’acquisto di altra cocaina; Gilberto Manoel Da Silva (Firenze, 2016) transessuale ucciso dall’amante "l'ho ucciso perché mi ricattava" (N.B. - il maschile “ucciso” è testuale dalla confessione dell’assassino); Giulia Lai (Cagliari, 2017) omicidio preterintenzionale, il marito affetto da demenza senile la spinge  giù dalle scale; Laura Carla Lodola (Pavia, 2015) muore di inedia, il marito viene accusato di abbandono di incapace – “Lei non ha mai voluto farsi curare - raccontato Calandrini ai magistrati - ma io le sono stato sempre accanto, la curavo, cercavo di farla mangiare, per accudirla ho anche preso un'aspettativa”.

Significativa, oltre la metà, la percentuale degli episodi per mano di figli, nipoti, cognati, zii, padri, fratelli, fratellastri, cugini, suoceri. Sfatato il luogo comune che ad uccidere le donne sarebbero mariti ed ex mariti, fidanzati ed ex fidanzati o spasimanti respinti. Comunque, al di là di qualsiasi considerazione, la costante di chiunque pubblichi elenchi – Repubblica in primis – è quella di inserire mistificazioni a pioggia. E la Commissione Femminicido continua a latitare.

[Nota bene: ieri sono avvenuti due fatti che hanno avuto come vittime due donne. A Saluzzo un uomo affetto da problemi psichici uccide la madre, il cane, poi si suicida, ed è ovviamente già chiamato "femminicidio". A Mogliano Veneto un 16enne tenta di rapinare una 26enne mentre fa jogging e la accoltella; ora la ragazza lotta tra la vita e la morte e si attende che il fatto venga classificato come "tentato femminicidio". Entrambi i casi, è di tutta evidenza, nulla hanno a che fare tuttavia con il "femminicidio"].

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