“I giudici uomini non sono imparziali”: la follia su personaedanno.it

Mi capita sotto gli occhi questo articolo di “personaedanno.it”. Raramente mi è capitato di leggere tante sciocchezze in un solo articoletto, a maggior ragione su un portale che dovrebbe ospitare argomenti di Diritto. Avrei scritto altro invece di sciocchezze, ma preferisco evitare querele. Il livello è quello di una scalmanata che cerca like sui social e termina con l’appello “sto raccogliendo le firme, siete con me?”. Il concentrato di saggezza non è firmato, non si sa quindi chi ringraziare per l’illuminato intervento. Mani prestate alla tastiera, che però avrebbero un trionfale futuro in politica qualora l’anonima promotrice della raccolta-firme decidesse di fare incetta di voti alle prossime elezioni (crediamo di non sbagliare immaginando che sia una donna, sia per l’evidente acredine antimaschile, sia per il fatto che nessun uomo potrebbe raggiungere simili vertici di sottile acume, imparzialità e competenza). Ma entriamo nel merito.

«Gli uomini tendono a solidarizzare fra loro», dice l’articolo. Non c’è nulla di più falso, gli uomini non hanno mai fatto massa critica per rivendicare i diritti maschili. Ve ne sarebbe la necessità, ma non lo fanno. Al contrario, sono proprio le donne a fare leva sulla solidarietà femminile, dice niente il termine “sorellanza”? Documentarsi su un po’ di letteratura femminista non farebbe male, magari eviterebbe di scrivere le sciocchezze di cui sopra. Ogni dichiarazione istituzionale (che venga da destra, dal centro o dalle macerie della sinistra) in occasione di qualsiasi fatto di cronaca sposta il problema dal micro al macro: ogni singolo fatto di cronaca viene trasformato in un’azione ostile pianificata contro l’intero genere femminile, un complotto “di genere”. Lo schiaffo a una casalinga siciliana diventa “un’aggressione a tutte le donne”, lo stalking ad un’infermiera piemontese diventa “un pericolo per tutte le donne”, la pacca sul sedere ad una giornalista toscana diventa “un affronto a tutte le donne”, l’omicidio di una psicologa calabrese scatena il mantra femminista “la mattanza rosa, l’Italia non è un Paese per donne”. Si tratta di una tecnica rodata, utile ad inculcare nella collettività il terrore che in Italia ogni donna sia in pericolo. Dinamica speculare per quanto riguarda la criminalizzazione dell’odiato maskio, ancora dal micro al macro, e quando un uomo commette un reato la colpa è di tutto il genere maschile: 50 femminicidi l’anno, 30 milioni di colpevoli. Tutti gli uomini italiani devono essere rieducati; la colpa è nel fatto di appartenere al trittico maledetto maschio/bianco/etero, origine di tutti i mali del mondo.

giudice

Giudici uomini: tutti di parte.

Poi l’autrice chiarisce il motivo della crociata: i giudici solidarizzano con i colpevoli e tendono ad assolverli. Ah, ecco. Uomo chi commette un reato, uomo chi deve giudicare… et voilà, ecco svelato il mistero delle decine di migliaia di archiviazioni e assoluzioni ogni anno: non la sfiora l’idea che possano essere innocenti ingiustamente accusati da calunniatrici spinte alla denuncia dal sistema che la incentiva anche se falsa; tutti gli uomini assolti sono colpevoli che la fanno franca grazie alla solidarietà maschile. Si avventura persino ad invocare il conflitto di interesse. Non ridete, l’ha scritto davvero. Se un uomo giudica un altro uomo c’è conflitto di interesse, sicuramente cercherà di favorirlo inquantouomo; una serena trasparenza e imparzialità di giudizio verrebbe garantita solo se ogni maschio/bianco/etero accusato da una donna venisse giudicato da una donna o da un collegio di donne. Meglio se militanti dei centri antiviolenza, aggiungerei, giusto per aggiungere un tocco di imparzialità. La Nostra fa poi un elenco di reati (reati???) dai quali gli uomini verrebbero assolti grazie a giudici compiacenti inquantouomini, e ci infila persino «posizioni contro natura, sesso a tre, bondage pesante. Ma lei (la vittima, n.d.a.) è contenta. Secondo alcuni giudici uomini». Tutte le pratiche sessuali, di qualsiasi tipo, non sono mai reato se vi è consenso; il fatto che una coppia frequenti locali per scambisti o ami vestirsi di latex e farsi umiliare è una libera scelta di entrambi. Quindi se c’è consenso, si, lei è contenta. Se non c’è consenso i media strepitano a reti unificate e i giudici condannano con la mannaia, il cretino che pensava di fare lo spiritoso e passando ha sfiorato la chiappa di Greta Beccaglia è stato condannato ad un anno e mezzo.

Forse l’autrice, oltre a essere femminista è anche una bacchettona che rifugge posizioni contro natura (voleva dire anal, ma si vergogna di scriverlo?). Può non piacere a lei, è lecito, ma è anche lecito che ad altre donne piacciano tutti i canali del sesso, o spegnere sigarette sul petto del partner, o farsi urinare addosso, o divertirsi con più partner contemporaneamente, o godere con fruste e manette. Divertentissima poi la stima dei giudici uomini che favorirebbero sistematicamente altri gli uomini che compiono terribili “reati” come le posizioni contro natura e tutto il resto: «Pochi per fortuna in Italia, non più di qualche migliaio». Ah si? Beh, facciamo due conti: i magistrati in Italia sono poco meno di 10.000, al 29 febbraio 2020 erano 9.787, includendo in tale numero sia i magistrati fuori ruolo, sia i Magistrati in tirocinio. La presenza femminile è prevalente: 5.308 donne, 4.479 uomini. Tale numero (4.479) comprende giudici maski di qualunque Tribunale: Tribunali Ordinari, Tribunali per i Minorenni, Tribunali Amministrativi, Tribunali Fallimentari, Corti di Appello, Corte di Cassazione, Corte Costituzionale, e poi giudici del Lavoro, giudici di Sorveglianza, etc.. Forse 2000 giudici di sesso maschile fanno penale, da dividere ulteriormente tra magistratura giudicante e requirente poiché i PM sono magistrati ma rappresentano la pubblica accusa, quindi sono la controparte dell’imputato. In sostanza i giudici uomini nel penale sono più o meno 1.000, ma la geniale autrice sostiene che quelli in conflitto di interesse (coloro che assolvono un uomo inquantouomo) siano “pochi per fortuna, non più di qualche migliaio”. Cioè TUTTI cara amica, dal primo all’ultimo, compresi quelli che andranno in pensione nei prossimi 10 anni e quelli che li sostituiranno. Forse credeva che i magistrati di sesso maschile fossero dieci volte di più – diciamo 50.000? – , per cui se solo qualche migliaio – diciamo 10.000? – fosse invischiato nel conflitto di interessi del quale vaneggia, sarebbero per fortuna pochi rispetto al totale.

magistrato magistrati

Neanche Lercio è mai arrivato a tanto…

L’infervorata autrice si dimostra però abbastanza ingenua insinuando che un giudice possa essere indulgente con l’imputato inquantouomo. È il contrario, esattamente il contrario. La casistica delle assoluzioni, che seguiamo con archivi dettagliati da oltre vent’anni, testimonia come siano più frequenti archiviazioni, proscioglimenti e assoluzioni se il giudice monocratico è una donna o se il Collegio è presieduto da una donna. Non può essere un caso, una circostanza fortuita che si ripete accidentalmente ogni anno. La spiegazione è solo intuitiva, non esistono prove documentali: per un uomo è più difficile prendere decisioni impopolari, la piazza, la politica e i media servili chiedono la testa dell’accusato non per giustizia ma per vendetta, bisogna vendicare la sedicente vittima dalle oppressioni millenarie subite da tutte le donne per colpa di tutti gli uomini. Andare controcorrente è pericoloso, soprattutto per un giudice uomo: l’accusa di maschilismo è dietro l’angolo e – come sanno bene non solo in magistratura ma anche in politica, nei media, nella scuola, nello spettacolo e nelle università – può rovinare intere carriere. Nel dubbio, una bella condanna non si nega a nessuno; così ci si mette al riparo da campagne mediatiche di contestazione, comunicati stampa di parlamentari indignate, manifestazioni sotto al tribunale, flash mob, etc.  Poi se il tizio condannato è innocente se la veda lui, ha sempre altri gradi di giudizio per dimostrarlo. Risultato: sono prevalentemente uomini i gip che chiedono misure cautelari ad ogni battito di ciglia femminili, sono prevalentemente uomini i gup che rinviano a giudizio, sono prevalentemente uomini i pm che chiedono pene esemplari; poi però sono prevalentemente donne i giudici che assolvono. Ovviamente l’articoletto non fa cenno all’asimmetria valutativa quando a delinquere è una donna. Non vede le pene più lievi applicate a parità di reato, non vede le misure cautelari più blande, non vede l’escamotage della legittima difesa anche quando la donna aggredisce alle spalle un uomo che sta scappando o che sta dormendo, non vede l’incapacità di intendere e volere riconosciuta nei casi più gravi, ma soprattutto non vede le misure alternative alla detenzione in carcere erogate a piene mani, perché «il carcere non è fatto per le donne ma per contenere la violenza maschile». L’ha detto un uomo, il giudice di sorveglianza a Verona: Vincenzo Semeraro, (10 agosto 2022).

In chiusura, l’autrice avanza la soluzione a tutti i problemi del sistema giudiziario italiano, attualmente tanto sessista da sconfinare nel conflitto di interesse: ci vuole una giustizia di genere. Donne contro uomini, ecco la soluzione. Propone di introdurre una norma dal nome suggestivo, “rimuovere gli ostacoli”, a significare che i giudici maski sono un ostacolo da rimuovere. La proposta contiene un’accusa occulta, ma gravissima, alla magistratura: tra le righe dice che i giudici donne sono imparziali, i giudici uomini no. Poi la spiegazione: «tutta una serie di reati, di tipo biologico-erotico-sentimental-familiare-esistenziale, della serie “uomo imputato donna vittima’’, automaticamente il giudice non potrà, di qui in avanti, che essere una donna o un collegio di donne». Non sapevo esistessero reati erotici, sentimentali o esistenziali, devo andare a ripetizione dalla sottile giurista. Fa bene l’autrice a sintetizzare con “uomo imputato, donna vittima”, così emerge il vero scopo della riforma invocata: in ogni caso in cui la donna sia accusatrice e l’uomo accusato, l’organo giudicante deve essere esclusivamente femminile. Non è chiaro se, nelle intenzioni recondite della proponente, la riforma tenda a garantire un organo giudicante il più possibile empatico con la denunciante o il più possibile ostile al denunciato. In ogni caso tanti saluti all’imparzialità. La proposta è troppo stupida per essere vera, se il Parlamento fosse tanto ottuso da approvare una simile riforma dovrebbe prevedere anche l’opposto, cioè che ogni donna accusata da un uomo dovrebbe essere giudicata esclusivamente da uomini. Quindi l’intero sistema giudiziario verrebbe trasformato in una terrificante guerra tra sessi, una resa dei conti, una vendetta di genere. Anzi, non solo guerra tra i sessi… il geniale principio giuridico andrebbe applicato a tutto: il padano che spaccia deve essere giudicato da un magistrato terrone, il tifoso del Milan che lancia fumogeni deve essere giudicato da un magistrato tifoso dell’Inter, l’immigrato che ruba un salame per fame deve essere giudicato da un magistrato vegano, il naziskin che pesta i gay deve essere giudicato da un magistrato omosessuale… and so on. Neanche Lercio è mai arrivato a tanto, ci voleva personaedanno.it.

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