Il delirio sul "catcalling": mettiamoci sopra una pietra tombale

Sul fenomeno del "catcalling" ci eravamo espressi già in passato. Speravamo che una sciocchezza del genere non sarebbe più venuta a galla, invece il grande circo mediatico della distrazione di massa, come ha notato intelligentemente "Infosannio", l'ha ricicciato in tempi recenti, buttandolo nell'arena per rafforzare ancora di più le divisioni in atto. Oltre a quelle solite e note tra destra e sinistra, progressisti e conservatori, vaccinisti e antivaccinisti e via dicendo, è sempre opportuno per i padroni del vapore far sì che uomini e donne si guardino in cagnesco e con sospetto reciproco. La fucina americana di stupidaggini è sempre molto produttiva, da questo punto di vista, ed ecco allora che da qualche parte su nei vertici si è deciso di dare in pasto a quel branco di cagnetti idrofobi che è diventata l'opinione pubblica la vecchia fuffa del "catcalling", le pappagallate, molestie da strada, che dir si voglia.

Sul tema si sono espressi un po' tutti, opinion maker, attrici e attricette in cerca di visibilità, giornalisti, politici e tutta la compagnia di giro al servizio permanente del femminismo, tutti schierati a condannare senza se e senza ma questo orribile viziaccio dei maschi italiani (e non solo). È molestia! No è una forma di stupro! No anzi è una forma di violenza! Serve una legge, serve repressione, serve il pugno di ferro! Qua e là si sono alzate voci di dissenso, ma individuali e sparute, quasi impaurite. Chi si è ribellato con decisione è stato debitamente seppellito di insulti e minacce, come la cantante Ira Green, dalle militanti del bene, del buono, dell'inclusività e dell'antiviolenza. Questo per garantirsi che la maggioranza silenziosa, che considera il catcalling nient'altro per quello che è, un mero atto maleducato tra i tanti e pure piuttosto raro, continui a restarsene ben silenziosa, attanagliata dalla paura di furiose shitstorm. Così quello che passa è il concetto rumorosamente imposto da una minoranza di radicalisti tendenzialmente fuori di testa.

catcalling

Su questo tema molta voce in capitolo l'hanno avuta i "vlogger", importanti per la grande platea di giovani che li ascoltano. Tutti però, pro o contro la penalizzazione del catcalling, inquinati nella loro comunicazione dal bisogno di attrarre audience (cioè entrate economiche), e dunque portati agli estremi nelle loro opinioni. Chi si è mostrato contro la criminalizzazione del catcalling l'ha fatto spingendosi oltre il becero, per fare scandalo e ottenere visualizzazioni; chi si è mostrato a favore si è spinto oltre la correttezza o l'intelligenza. Del primo genere fa parte uno dei video che più ci sono stati segnalati sul tema, prodotto dai vlogger "The Show", autori di un "esperimento sociale", come l'hanno chiamato in modo un po' pretenzioso. Del secondo genere fa parte un video di Marco Crepaldi che, proprio sulla scorta del video dei "The Show", si spinge a proporre a chiare lettere di rendere il catcalling un "illecito amministrativo", cioè non un reato per cui si va in galera, ma per cui si paga una forte multa, come già accade in Francia.

Dopo aver visto entrambi i video abbiamo ritenuto doveroso dire la nostra, proprio a partire da quei due contributi. L'abbiamo fatto anche noi con un video che, non ditecelo, lo sappiamo già, è molto lungo e articolato. Così accade quando si vuole fare seriamente l'analisi della comunicazione pubblica su un determinato tema. Così accade quando non ci si accontenta di produrre pillole di nulla o falsificazioni buone per essere viste e digerite in poco tempo. I veleni, anche nella comunicazione, si dispensano in piccole dosi, mentre gli antidoti richiedono terapie prolungate ed elaborate. Probabile che il nostro debunking farà uno 0,5% delle visualizzazioni dei video originali dei "The Show" e di Crepaldi, proprio perché lungo e articolato. Pazienza: a differenza dei "vlogger" noi non produciamo contenuti per guadagnare, ma per porre dove possibile un mattoncino di contro-informazione (ovvero informazione corretta e sensata): chi la desidera, la trova, complessa o meno che sia. Soprattutto, noi non temiamo le shitstorm di nessuno, e nemmeno l'impopolarità, a fronte della necessità di dire le cose come stanno e di avvicinarsi pericolosamente alla verità delle cose. Non ci preoccupano gli insulti e le minacce online: i leoni da tastiera sono pericolosi tanto quanto i catcaller, cioè pressoché per nulla. Ci preoccupa il degrado assoluto della discussione pubblica e questa tendenza sempre più incontenibile a criminalizzare gli uomini e vittimizzare le donne, per imporre leggi repressive e garantirsi un ampio giro di denaro e scampoli di potere. Ecco dunque le nostre riflessioni sul catcalling. Per noi così il discorso è chiuso, con tanto di pietra tombale sopra.

 

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