L'evoluzione maschile nel il bieco conformismo di Massimo Gramellini

Vorremmo tornare a parlare di Massimo Gramellini e del suo pericoloso conformismo filofemminista, scientemente e volutamente votato alla subalternità, dal punto di vista mentale e politico, ai padroni della voce. Tanto da commentare una notizia senza nemmeno documentarsi preliminarmente sul reale svolgimento dei fatti, come ha spiegato bene dal nostro Fabio Nestola. Ciò che è accaduto nella scuola di Venezia è stata infatti una sorta di provocazione messa in atto da alcune alunne, che si sono presentate a lezione per l’appunto in reggiseno. L’insegnante pare le abbia redarguite sostenendo che presentarsi in palestra in quella tenuta fosse una scelta non consona al luogo e non rispettosa verso i compagni di sesso maschile. Invece di innestare su questo qualche riflessione interessante, Gramellini ha preso il tutto a pretesto per darsi la possibilità di definire gli alunni della scuola in questione “maschietti molesti”, “forme di vita elementari”, “non umani”. Questo era il suo scopo: compiacere il pensiero dominante femminista denigrando con sprezzo il maschile. Nient’altro.

Eppure quanto accaduto si presterebbe a riflessioni ampie e interessanti. Anzitutto, se queste ragazze hanno sentito il bisogno di sollevare una discussione su certi temi spogliandosi, nessuno dovrebbe avere niente da dire: vanno ascoltate e del resto, essendo molto giovani, è pienamente comprensibile che possa esserci una manifestazione delle proprie istanze in qualche modo istintiva o non perfettamente meditata. Hanno quindici anni e va benissimo così. Che poi spogliarsi sia il modo in cui ancora oggi, in più occasioni pubbliche, alcune donne adulte manifestano le proprie istanze, è una delle tante contraddizioni e ipocrisie del femminismo, che sfrutta il valore della sessualità femminile e al tempo stesso cerca di mascherarla o negarla, presentando le donne come vittime “in quanto donne”, anche in situazioni dove questa tesi è totalmente surreale. Però, come abbiamo già detto, qui siamo davanti a delle persone in formazione, quindi l'ottica è e deve essere diversa. Per le ragazze che si denudano ma anche per i ragazzi attratti dalla loro (semi)nudità.

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Una protesta femminista davanti al Vaticano.

Troppo vittima del bisogno di approvazione femminile.

Insomma, dove sarebbe lo scandalo? Che l’istinto di riproduzione e di conseguenza il desiderio sessuale siano tra le leve più potenti in natura non è un elemento che possa essere messo in discussione (semmai si può discutere sulle modalità e sul contenuto della normazione di questa istanza, ma è un altro tema). Allo stesso modo sembra difficile mettere in discussione l’osservazione che, mentre la sessualità femminile ha valore, quella maschile ne è pressoché priva. Ci sarà un motivo per cui molte proteste femminili spesso avvengono attraverso smutandate colossali, o no? Accade proprio in ragione di questa differenza di valore tra la sessualità femminile e quella maschile. Gli uomini, quando devono protestare, si danno fuoco, sfidano disarmati carri armati, interi eserciti o plotoni di esecuzione, ma non si spogliano.

Quale potere potrebbe mai esprime un corpo nudo o seminudo maschile? Nessuno, a meno che quel corpo non sia al servizio di qualcuno, nei cantieri, nelle miniere - dove gli uomini lavoravano spesso nudi, a causa del caldo soffocante -, sui cornicioni dei palazzi in costruzione o nei fondali marini. In poche parole, ovunque vi sia bisogno di qualcuno disposto a consumare la propria salute. La differenza di valore tra la sessualità femminile e quella maschile – che per inciso, permette a molte donne di guadagnare su piattaforme come Onlyfans semplicemente vendendo le proprie foto – poteva essere un interessante tema sorgente dalla vicenda di cronaca della scuola di Venezia. Interessante per noi, ma non per Gramellini, forse troppo vittima (per quanto, a noi pare, del tutto in mala fede) del bisogno di approvazione femminile.

uomini nudi miniera

Evolviti tu, Gramellini. In babydoll.

Un bisogno di tale portata che, oltre a indurre il giornalista a non comprendere i fatti, lo spinge facilmente nella palude limacciosa delle contraddizioni. Si prenda questa sua intervista a Veronica Pivetti (dal minuto 45), dove quest’ultima afferma candidamente che la visione di due uomini (purché belli) che lottano tra di loro le procura una grande eccitazione sessuale e che vorrebbe trovarsi in mezzo a loro. Un sentire che, aggiunge poi, è comune a moltissime donne. Di fronte a un’asserzione del genere il Gramellini che fa, s’indigna e manifesta disappunto? Certo che no, anzi annuisce e ride di gusto, approva con partecipazione. A questo punto, però, che messaggio si sta dando a quei quindicenni (“maschietti molesti”, “forme di vita elementari”, “non umani”) che sentono un desiderio verso le ragazze (anche se non lo manifestano in nessun modo)?

Da un lato devono sentirsi in colpa per il fatto stesso di avvertire un desiderio di natura fisica e psicologica verso le ragazze. Proprio quel desiderio che, per altr, permette alle donne di usare efficacemente la (semi)nudità per “protestare” o fare easy money. Dall’altro devono assistere alla Pivetti, che afferma che lo scontro fisico tra uomini (attraenti) è eccitante, il tutto mentre alcuni colleghi studenti di un’altra parte d’Italia guadagnano le prime pagine vestendo una gonna, subito imitati da vari altrui guitti televisivi, e mentre il cantante dei Mäneskin ritira un premio a Budapest in culotte e giarrettiere. Forse sono queste le "forme di vita più evolute" che auspicherebbe Gramellini e non possiamo non chiederci perché non cominci lui a evolvere presentandosi in babydoll alla prossima diretta TV. A noi questa appare una contraddizione insanabile, una doppia morale e un gioco crudele agiti sulla pelle altrui, in particolare di giovani uomini che non possono difendersi poiché privi di voce. È anche così che si determina di fatto una loro condanna spirituale, simbolica, che poi diventa politica, civile e non di rado anche fisica. Sono tanti, troppi, sempre di più gli uomini giovanissimi che perdono il filo della propria esistenza, in un sistema che li schiaccia, criminalizza e demonizza. Quando ne vedrete qualcuno o sentirete parlare del loro disagio, non dovrete far altro che ricordarvi, tra gli altri, anche di Massimo Gramellini.

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