L’impero della menzogna e il plurimo tradimento della verità

Dopo un tot di anni di relazione o matrimonio, scoprite che vostro marito o vostra moglie vi tradisce. Lui/lei, interpellati, ammettono la loro infedeltà, giurandovi e spergiurandovi che interromperanno la tresca, che è stata una sbandata momentanea e che non capiterà mai più. Voi che fate? Nella maggioranza dei casi non concederete più alcuna fiducia. Si sa che, passato il confine una volta, il confine stesso smette di esistere, dunque non ha senso proseguire. Certo ci sarà sempre una minoranza che finge di credere alla promessa, che ingoia l’orgoglio “per i figli”, “per non sconvolgere l’esistenza”, o per altri motivi apparentemente ragionevoli, ma nell’ordinarietà delle cose una rottura così grave del patto rende il tutto non riparabile, anzi proietta un’ombra angosciante su tutto ciò che c’è stato prima. Se lui/lei hanno mentito per coprire il loro tradimento, chissà su quante altre cose hanno mentito in passato. È una logica che non fa una piega e che è applicabile anche al di fuori delle relazioni interpersonali.

Da anni denunciamo da queste pagine un grave “tradimento”: il tradimento della verità. Lo denunciamo in particolare sulla materia delle relazioni tra uomini e donne. Abbiamo scoperto il tradimento incrociando i dati diffusi dai media mainstream sul tema, a loro volta elaborati  e prodotti da gruppi o da soggetti di potere che si presentano come impegnati nella difesa delle donne dalla violenza maschile, con dati ufficiali, analizzati a rigor di logica, incrociati a loro volta con testimonianze e casistiche, sia sul piano nazionale che internazionale. Fare queste verifiche è stato come aprire l’armadio e trovarci dentro l’amante nudo di nostra moglie o di nostro marito. Abbiamo scoperto le prove di quella che il nostro Santiago Gascó Altaba chiama molto giustamente “la grande menzogna del femminismo“, ovvero l’idea fasulla che tutte le donne siano sempre e da sempre vittime passive di uomini (specie se padri) intrinsecamente oppressori e violenti, e che per questo esse abbiano diritto a un risarcimento perenne, da concretizzare attraverso corsie preferenziali (accompagnate da “discriminazioni positive” contro gli uomini) e protezioni “speciali”, essendo più speciale la violenza che esse subiscono rispetto ad ogni altro tipo di violenza.

L’ammissione di Pfizer al Parlamento Europeo.


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Il tradimento della verità applicato ovunque.

Scoprire un tradimento, per quanto sia doloroso, è comunque un’esperienza illuminante. Permette di gettare un fascio di luce che riconduce la realtà a termini coerenti, razionali e logici. Capito il meccanismo falsificante e vittimista sul tema dell’oppressione maschile verso le donne, diventa facile inquadrare il tema gemello, caro alla narrazione woke, dell’oppressione “cis etero” nei confronti di chi “cis etero” non è. Sovrapponendo lo schema rivendicativo-vittimista del femminismo al movimentismo queer si verifica come i meccanismi siano esattamente gli stessi: asserzioni che non passano l’esame della verifica fattuale, falsi storici e ideologici, forzature e mistificazioni che fanno a pugni con la realtà, in sostanza una frode. Due risvegli al prezzo di uno, insomma: il centro tematico e polemico di queste pagine, femminismo e teoria queer, ci consentono da anni di individuare e denunciare, tra mille difficoltà e tentativi di delegittimazione, un colossale tradimento della verità. Una situazione dove a rimanere cornute sono tutte le persone per bene, di qualunque sesso o orientamento sessuale, desiderose di avvicinarsi con serenità e fiducia ai percorsi relazionali, lontano da fonti avvelenate da una propaganda ideologica fondata sulla menzogna.

Lo si è detto: scoperto il tradimento, è impossibile dare poi fiducia o guardare con indulgente positività al passato e a ciò che sta intorno. Risvegliati da molto tempo alle due grandi menzogne, ai due grandi tradimenti della verità di cui si è detto, ci siamo così trovati costretti a valutare circostanze che, per quanto lontane dal centro tematico di queste pagine, inevitabilmente ci coinvolgevano. E lì, sorprendentemente, sono iniziati i dolori. È capitato ad esempio che applicassimo lo schema della grande menzogna femminista e queer a tutta intera l’iniziativa della vaccinazione anti-covid e al correlato “green pass”, assumendo una posizione fortemente critica. Nella nostra ottica, un mondo capace di mentire sulle relazioni tra uomini e donne e sul fondamento biologico delle identità sessuali, non avrebbe avuto alcun problema a mentire sull’efficacia di un vaccino correlato a un gigantesco business e a un’iniziativa coercitiva come il “green pass”, perfetto strumento di controllo sociale per una élite asservita ai grandi interessi e intimamente incline al peggiore totalitarismo. Le nostre prese di posizione in merito ci attirarono critiche ferocissime, che pagammo con una vera e propria emorragia di follower (“se state con i no-vax non vi seguo più”). Eppure avevamo ragione, insieme a quella quota minoritaria ma consapevole di italiani che non si è piegata a una truffa soltanto ieri scoperta come tale durante un’audizione di Pfizer al Parlamento Europeo, con tanto di candida e ridacchiante ammissione (vedasi video qua sopra).

I finti feriti nella messinscena a Kiev.

La costruzione di video fake con Zelensky.

In attesa del collasso per poter ricostruire.

Sopita la moda vaccinale, le prime pagine si sono riempite di guerra e, nel nostro Occidente, di clamorose menzogne. Forti di tre controprove (sull’ideologia femminista, su quella queer e su quella vaccinista), esercitammo anche su quel tema la pratica del dubbio, dopo esserci ben documentati, come sempre. Lo schema valido in precedenza per tre tematiche (forse anche di più, se si aggiunge pure la retorica “anti-bianchi” alla Black Lives Matter) avrebbe funzionato anche quando applicato sulla narrativa bellica? Ne eravamo più che certi. Lo si è detto: passato il confine del tradimento della verità, quel confine scompare e il tradimento diventa condotta sistematica. Di nuovo ci siamo posti in direzione ostinata e contraria, di nuovo siamo stati caricati di critiche e abbiamo subito un’emorragia di follower (“siete dei putinisti, non vi seguo più”). È di ieri la diffusione di immagini (video qua sopra) che dimostrano come le apparizioni di Zelensky e di feriti sanguinanti per i bombardamenti russi (ripresi dalle prime pagine di tutti i quotidiani e programmi TV) siano frutto di mere messe in scena. Esattamente come quelle dei reparti ospedalieri con medici bardati come se il covid fosse stato pericoloso come l’ebola, come quelle frodi concettuali relative a un’Italia più transomofoba dell’Arabia Saudita e dove, in più, ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo. Anche su questo avevamo ragione, così come, nonostante le mille critiche che gli si possono muovere, ha avuto ragione Vladimir Putin quando, nell’annunciare l’Operazione Militare Speciale nel febbraio scorso, ha definito l’Occidente nella sua interezza “l’impero della menzogna“.

Dopo le epifanie di questi giorni, restano due domande cruciali da farsi. La prima è: siamo noi de “La Fionda”, e insieme a noi tutti quelli che hanno preso posizioni simili, dei geni con una visione superiore rispetto alla media generale? No, per niente. Il meccanismo l’abbiamo spiegato all’inizio ed è banale: scoperto un tradimento, specie se così grande e sconvolgente, è impossibile non coltivare dubbi su tutto il resto. E mano a mano che si trovano conferme, si dubita sempre di più. Se di “grande menzogna” si trattava per i postulati femministi e queer, perché mai lo schema non poteva essere replicato altrove? Dunque non siamo geni, semplicemente abbiamo applicato ad altri aspetti i parametri di un tradimento della verità che avevamo ampiamente appurato in un settore specifico, e il risultato è venuto da sé. La seconda domanda è più complessa: perché la maggioranza resta inerte e passiva di fronte al disvelamento delle varie grandi menzogne, o si attiva soltanto per massacrare chi le disvela? Accade perché quella maggioranza è stata ridotta all’inedia attraverso la paura e la depressione. Paura di finire vittime della repressione e depressione della volontà e della razionalità attraverso un bombardamento comunicativo, televisivo e social, di proporzioni abnormi, capace di trasformare la menzogna in motore identitario di chi è intellettualmente e psicologicamente più fragile e insicuro (o è resto tale dalla paura di cui sopra). Di fatto, in un mondo di persone non impaurite e non depresse, le piazze si sarebbero riempite e le strade sarebbero state bloccate contro le “grandi menzogne” prodotte senza sosta dall’impero della menzogna, ad esempio contro il “Codice Rosso”, contro il recente piano LGBT+ della Bonetti, o per chiedere conto delle menzogne sul vaccino e sul “green pass”, e poi anche del sostegno bellico all’Ucraina e della dilagante russofobia. Invece niente: si lasciano i “profeti” a predicare nel deserto, bastonandoli ad ogni occasione possibile, in attesa dell’avveramento della profezia successiva. Anche sotto questo aspetto possiamo dire di essere sul pezzo: a costo di passare per Cassandre, da tempo prevediamo un futuro prossimo di feroci tensioni sociali, di freddo e probabilmente anche di fame, di fronte al quale auspichiamo una ritrovata alleanza tra uomini e donne di buona volontà. Questioni cruciali, su cui forse, finalmente, le piazze un po’ ovunque iniziano a muoversi e su cui si muoveranno, probabilmente per accompagnare quell’auspicato collasso che permetterà di spazzare via dal tavolo tutte le grandi menzogne e di ricominciare a ricostruire una realtà razionale e sostenibile per tutti, a partire dalle relazioni tra uomini e donne.

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