“The Vision” e le contraddizioni del progressismo femminista

Se non fosse che la pagina “The Vision” fa parte di quella congerie di soggetti che hanno come intendimento quello di tagliare la testa a chi la pensa diversamente da loro (e quindi da non prendere alla leggera), questo articolo, per i salti logici e le contraddizioni che esprime, sarebbe quasi divertente. Gli autori sembrano voler fare qualche concessione verso chi vive una condizione di sofferenza a causa di condizioni estetiche che non corrispondono ai canoni che riscuotono più successo, per operare così una critica della “società dell’immagine”. Il tutto, però, salvaguardando la religione (quello è) femminista e progressistoide. Ed è qui che iniziano i problemi.

Questo tipo di discorso infatti, se svolto con serietà (neanche troppa), evidenzierebbe come… udite udite… gli Incel abbiano ragione. Ovvero che tra femminismo e capitalismo c’è un rapporto viscerale (come molte analisi hanno già evidenziato), che le donne non sono per niente oppresse nella nostra società poiché il potere erotico è un capitale e attraverso la sessualità si possono facilmente controllare le persone, che disarticolare il discorso sulla bellezza e sull’estetica può essere effettuato solamente dal femminile, mentre alla sfera maschile quel tipo di analisi è e deve essere preclusa. Un punto di vista, quest’ultimo, che “The Vision” abbraccia convintamente.

donna sfocata

Una biologia che si fa influenzare dal portafoglio.

Per fare coincidere tali nobili intenti con l’ideologia di cui sono latori, gli autori di “The Vision” usano una strategia precisa. Anzitutto mettono in copertina la foto di un “maschio” (non sia mai che si svilisce la “donna”). Poi portano come esempi donne note al grande pubblico (Greta Thunberg, Rita Pavone) che a loro dire sono state sbeffeggiate per il loro aspetto. Sono esempi presi per i capelli, con cui si cerca di affermare che siano sempre le donne ad essere rappresentate in modo discriminante. Eppure non sarebbe stato difficile trovare esempi nel genere maschile. Tanto per citarne solo alcuni: Silvio Berlusconi, Renato Brunetta, Nicolas Sarkozy, Giuliano Ferrara e tanti altri.

Un passo importante poi è quando si ammette implicitamente la selettività femminile, tentando di giustificarla con un fondamento biologico. “The Vision” afferma che «si tratta dello stesso motivo evoluzionistico che spinge a trovare più attraente chi ha un corredo genetico diverso (ma non radicalmente) dal nostro e che ha all’incirca lo stesso grado di avvenenza che abbiamo noi». Peccato che non si faccia presente come (ad esempio) le donne asiatiche siano attratte dagli uomini caucasici (e siano frequenti i matrimoni tra donne asiatiche e uomini caucasici), mentre il reciproco sia una realtà marginale. Esistono per altro indagini statistiche che mostrano come un uomo asiatico che viva negli USA, per riuscire a contrarre matrimonio con una donna caucasica, debba avere un patrimonio (non genetico, ma ricchezza) di gran lunga superiore rispetto ad un uomo bianco. Strana questa biologia che si fa influenzare dal portafoglio.


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L’esecuzione capitale di tutti i dissenzienti.

Le stupidaggini dell’articolo di “The Vision” non si limitano a questo: con un’osservazione banale e volutamente semplificante, cercano di mettere in luce, in contrapposizione all’elemento estetico, il fattore intelligenza, sottolineando come le persone “brutte” tendano a discriminare quelle “belle” usualmente dipingendole come stupide. Da lì il salto a emettere l’immancabile condanna senza appello del mondo Incel il salto è breve. Il problema è che tutto l’articolo manca di ogni coerenza logica o della profondità di analisi intellettuale che sarebbe necessaria nel trattare questo tipo di tematiche. Si tratta però di metodi incompatibili con la weltanschauung di “The Vision”, dunque non si può pretendere.

Una delle affermazioni più divertenti, nella dovuta reprimenda contro i terribili Incel (detti anche in questo video, a 1.04.23, “terroristi del web” o “uomini beta che stuprano le bambine e gli uomini alpha”), è quella per cui sarebbero proprio loro ad aver creato questo mondo basato sul potere dell’immagine e al tempo stesso di essere dei castigatori dei costumi,  nostalgici del “patriarcato”, della famiglia tradizionale e della monogamia. Un po’ come quando si spiegano le morti e le sofferenze maschili con il “patriarcato” creato proprio dal mondo maschile, stessa coerenza da manicomio. Se tutti gli articoli e la politica rappresentata da “The Vision” fossero di questo tenore, ci sarebbe solamente da fare una risata e andare oltre. Purtroppo, come abbiamo tentato di mostrare più volte in queste e in molte altre pagine, chi scrive per queste testate sa di potersi permettere di dire qualunque cosa, per quanto fuori dal mondo, per poter ottenere il risultato desiderato, quello della Regina di Cuori di Lewis Carroll: l’esecuzione capitale di tutti i dissenzienti.

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