Le follie pro-DDL Zan hanno le gambe cortissime

Sul DDL Zan ci siamo già espressi in modo molto chiaro e circostanziato, nel merito della proposta di legge, come nei presupposti ideologici e accademici che vengono posti alla sua base. Non ci sarebbe più molto da dire, se non fosse che continua, martellante e incessante, la propaganda a sostegno di un’urgente, urgentissima approvazione in Senato della legge contro l’omobilesbotransfobia. Mai come in questo periodo notizie di micro-aggressioni ad apparente sfondo omofobo hanno guadagnato le prime pagine. In molti casi si tratta di eventi dubbi, testimoniati soltanto dalla “vittima”, raramente seguiti da denunce, pericolose perché potrebbero far partire delle indagini e svelare, come capitato spessissimo, che era un’aggressione inventata di sana pianta, quando non innescata proprio da chi si professava vittima.

Da questo lato, non c’è grande diversità tra la propaganda LGBT e quella femminista, viaggiano anzi su binari paralleli, usano la stessa tecnica e lo stesso meccanismo duale vittima/carnefice. In un caso le vittime sono sempre donne e gli uomini sempre carnefici, nell’altro sono i non-eterosessuali a venire vittimizzati e gli eterosessuali a portare l’onta e la colpa. C’è una tale consonanza d’intenti tra i due movimenti estremisti, il femminismo e l’ideologia queer, che finiscono anche per contendersi i luoghi comuni e gli slogan. Conosciamo tutti la frottola “un femminicidio ogni tre giorni”: qualche maestro del marketing deve aver riscontrato che questa cosa dei tre giorni fa presa, si memorizza bene, ed ecco che settimana scorsa è cominciata a circolare una nuova versione: «In Italia ogni tre giorni avviene un’aggressione omofoba», titola il Corriere della Sera, facendo eco alla coraggiosissima La Stampa che solo qualche mese fa aveva azzardato un evento violento addirittura ogni due giorni. Eppure i conti non tornano, né a noi, che ci basiamo sulle statistiche del Viminale, né a questo simpatico avvocato-vlogger, di nome Francesco Catania, che in questo video fa pelo e contropelo a Zan, Saviano e tutta la compagnia di giro. Ascoltatelo, ne vale la pena.

Le follie di cui gli LGBT sono capaci.

Quello che fa l’Avvocato Catania è tanto banale quanto importante: normalizza i dati ufficiali sulla base della popolazione omosessuale, per scoprire che l’Italia è uno dei paesi più gay-friendly d’Europa, se non forse del mondo. I numeri parlano, e quando fai operazioni di normalizzazione statistica addirittura cantano. Noi siamo soliti fare la stessa cosa sui dati delle condanne per stupro comminate a italiani e non italiani, con il risultato che la popolazione non italiana pare più propensa alla violenza sessuale che non quella autoctona. Risultati scomodi per il mainstream e il politicamente corretto, sia i nostri, sia quelli dell’Avvocato Catania: pronte per noi le accuse di razzismo e per lui di omofobia. Ancor più nel momento in cui si rende evidente quanto grande sia la falsificazione che viene portata avanti sul tema dell’omofobia non tanto da associazioni interessate, come l’ArciGay, ma addirittura dal servizio televisivo pubblico nazionale, con Saviano che pontifica dal pulpito di Fabio Fazio utilizzando fake news conclamate. Il tutto per dire la stessa cosa che dicono le femministe per sé: «è in atto un’emergenza, una tragedia un genocidio, bisogna intervenire presto e con leggi repressive (sottinteso: contro chi non fa parte del nostro gruppo identitario)».


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Tutto falso, dunque. L’unica cosa vera è appunto la natura repressiva delle norme che con queste finte emergenze si cerca di fare passare (e nel caso del femminismo, si è già concretamente riusciti a far passare, vedasi il “Codice Rosso”). E finché questo lo diciamo noi, lerci antifemministi e antiqueer, vabbè, lascia il tempo che trova. Il problema è che il DDL Zan non piace nemmeno tanto in casa PD, da un lato, ma neppure presso i massimi studiosi della nostra Costituzione e del diritto. Tra i vari quotidiani e siti, soltanto Il Tempo ha dato notizia dell’opinione di due pezzi da novanta del costituzionalismo italiano, uno di sinistra, Giovanni Maria Flick, e uno non di sinistra, Carlo Nordio. Entrambi, pur d’accordo sulla necessità di tutele per il mondo omosessuale (lo dicono pro-forma, per evitare la shitstorm, è ovvio che ritengano l’art.3 della Costituzione più che sufficiente), giudicano la legge ambigua e pericolosa. Difficile pensare che lo dicano perché omofobi, visto che argomentano le loro opinioni in punta di diritto. A meno di non sostenere che la giurisprudenza in sé è omobilesbotransfobica. Sarebbe una follia di cui gli LGBT sarebbero del tutto capaci, visto ciò che si legge in giro sui siti che li fiancheggiano. Uno di questi ultimamente sta galoppando e andando molto forte nella produzione di corbellerie, e più ne produce e diffonde, più raccoglie seguito. Stiamo parlando de “La valigia blu”, che settimana scorsa, autore tale Ethan Bonali, ha diffuso questa roba qua:

piramide dell'omotransfobia

Non nascondiamo una punta d’orgoglio.

Si tratta del classico prodotto di risulta degli studi umanistici sul genere (“gender studies”): schematizzazioni accattivanti alla prima occhiata, impressionanti per chi è particolarmente sensibile al marketing emozionale, ma totalmente privi di ogni fondatezza o significatività, logica e scientifica. In sostanza, secondo questo Ethan Bonali, il fatto che ci sia qualcuno (tra cui una montagna di studi accademici) che non accetta il concetto di identità di genere e ci sia qualche imbecille che chiama “frocio” qualche omosessuale, stanno alla base niente meno che di un “genocidio”. Quasi che in Italia le persone “trans o non binary” venissero davvero condannate a morte o ci fossero attenuanti per gli omicidi dei trans. In Arabia Saudita, forse sì, ma dubitiamo che Ethan Bonali andrà a diffondere la sua piramide farlocca da quelle parti. La diffonde qui, facendo terrorismo culturale, da un lato, dall’altro violentando la lingua italiana (“fare outing”, “fare misgendering”, “non binary”), dall’altro ancora producendo una rappresentazione concettuale talmente forzata da indurre a un sorriso intenerito, ma non solo. C’è un modo per trasformare quel mucchio di balle in qualcosa di vero? Sì, in realtà sì. L’abbiamo fatto noi, prendendola pari pari e creando la “Piramide della Misandria”:

piramide della misandria

La legittimazione della tirannia.

Improvvisamente lo schema, così, prende molto più senso. Difficile non riconoscere nelle descrizioni laterali la realtà fattuale, italiana e non. Abbiamo lasciato sulla punta l’esagerazione “genocidio” perché fa troppo ridere, non per altro. Non arriviamo a sostenere che, per ora, la discriminazione sistematica verso il maschile possa davvero portare a una quantità di morti paragonabile a un genocidio, tuttavia è tra gli uomini (etero) che si conta il maggior numero di morti ammazzati, morti sul lavoro, morti per suicidio. Sono fatti, non chiacchiere. Diciamo allora che la strada verso il genocidio è molto più aperta per gli uomini (etero) che per qualunque altra categoria al mondo. E verso quell’esito sembrano spingere tutti coloro che si impegnano con la massima determinazione a proclamarsi vittime di qualcosa, contro la realtà, contro le statistiche, contro i fatti, caricando di colpe e responsabilità le spalle degli unici che invece, numeri alla mano, patiscono le maggiori perdite, la discriminazione più sistematica e le sofferenze più diffuse.

Deve essere chiaro, come abbiamo annunciato in precedenza, che dietro a questo circo c’è qualcosa di molto più profondo che non la difesa di un gruppo sociale identificato e oggettivamente sotto attacco. A essere sotto attacco, con il DDL Zan e la cultura che lo ispira, è in realtà l’intera nozione della sovranità dell’individuo, negando la quale non si ha libertà, a partire dalla libertà di parola. Distruggendola, riduci le persone a ciò che già vediamo oggi: degli avatar in rappresentanza di specifici gruppi d’interesse. Strutturando così le cose è ovvio che se tu non sei parte del mio gruppo identitario, non è mio interesse lasciarti parlare, non c’è niente che possiamo dirci, possiamo solo contenderci il potere. Lo dimostra bene quanto accaduto a Parigi dove delle “transfemministe” hanno deturpato i ritratti di donne esposti in una mostra fotografica: la negazione del valore dell’individuo e la riduzione della realtà complessa all’appartenenza a gruppi identitari fa regredire tutto al livello delle lotte tribali. Così la realtà diventa un incubo hobbesiano di gruppo contro gruppo. Il tutto perché questa forma di collettivismo postmoderno rappresentato dalla politicizzazione degli orientamenti sessuali (o dell’appartenenza a un genere, a una razza, eccetera) mira a togliere dalle spalle di ogni individuo la pesantissima responsabilità della propria sovranità. E non è solo codardia: è un vero tentativo di indebolire lo spirito delle persone, iper-proteggendole, permettendo loro di evitare l’assunzione di responsabilità. Così la risposta alla domanda “chi porta la colpa del casino che c’è nel mondo?” diventa facile: ora è il “patriarcato”, ora è “il maschio bianco eterosessuale”, ora un altro gruppo identificabile. Nell’ottica della sovranità dell’individuo, quella che si vuole distruggere e che è alla base della cultura occidentale, la risposta sarebbe ben più ardua da accettare: “le cose andrebbero meglio se tu fossi migliore”. È il principio reso molto bene da Aleksandr Solgenitsin: una persona sola che smette di mentire può abbattere una tirannia. Il problema è che tutto il brodo di coltura da cui sorge il DDL Zan ha capito quanto mentire sia più facile e redditizio, anche a costo di legittimare delle tirannie.

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