Mara Venier e Greta Baccaglia: il paradigma del doppio standard

Mara Venier annuncia querele contro chi avrebbe insinuato che la palpatina al lato B di un uomo è molestia. Non accetta il parallelismo col caso che tiene banco sui media da sabato, la palpatina da parte di un imbecille alla giornalista Greta Baccaglia che intervistava i tifosi all’uscita dallo stadio. Un’emergenza nazionale, un coro di indignazione e proteste da parlamentari, giornalisti, opinionisti vari, Federazione della Stampa, commissariati, persino la Digos è stata sguinzagliata per catturare il carnefice. Il tifoso è un maniaco sessuale, la conduttrice è una giocherellona. Se lo fa un uomo è violenza sessuale, se lo fa una donna è un simpatico gesto goliardico.

La giustificazione della Venier: «Il mio è un gesto d’affetto. Lo faccio solo perché porta bene. Alla mia età posso fare tutto». No Mara, non è affatto una questione d’età. È un lasciapassare di genere, vogliamo ammetterlo una buona volta? La prova: un anziano che fa la mano morta in metropolitana non potrebbe rivendicare il diritto di farlo poiché l’età avanzata gli consente tutto, verrebbe linciato mediaticamente in quanto vecchio bavoso che importuna le ragazze. Non c’entra nulla la molestia come presunto reato-spia che preclude a sviluppi più gravi, ovviamente Mara non ha palpato il ragazzo in diretta per poi usargli chissà quale violenza, ma allo stesso modo nemmeno il tifoso imbecille ha palpato la Baccaglia come preludio ad uno stupro nel vicolo buio. È un gesto che non si deve fare, punto.

Greta Beccaglia
Greta Beccaglia

Stesso gesto: reato in un caso, scherzo in un altro.

O perlomeno è un gesto che gli uomini non devono fare. Il doppio standard inquina la tv per cui lo stigma è riservato al maschile, sempre. Angela Finocchiaro dice che i padri sono tutti pezzi di merda e nei vertici della RAI nessuno alza un sopracciglio; Fulvio Collovati dice che rimane perplesso sentendo una donna parlare di calcio e dalla stessa azienda viene sospeso. Non ha detto “tutte le donne sono stronze”, non ha usato parole volgari, eppure la sua frase è un gravissimo insulto che offende l’intero genere femminile quindi deve essere punito. Non è chiaro perché non sia violenza anche l’insulto rivolto dalla Finocchiaro a tutti i padri italiani. È una questione culturale, tuonano da più parti; la palpatina alla Baccaglia deve essere considerata in tutta la sua gravità, non può essere sottovalutata nemmeno se il tifoso imbecille dopo la fugace strusciata si allontana come un ragazzino che suona i campanelli e poi scappa.

Giusto, allora come questione culturale dovrebbe essere biasimato il gesto in quanto tale, sempre e comunque, non in base a chi faccia cosa come oggi impone una cronica asimmetria valutativa. Oltretutto il messaggio negativo viene amplificato dalla popolarità di chi lo mette in atto: Mara Venier è un personaggio noto al grande pubblico da oltre 40 anni, il tifose scemo non lo conosce nessuno e anche la Baccaglia ha il suo seguito nella tv locale, niente di paragonabile alla rete ammiraglia RAI. Giusto condannare il gesto del cretino, ma è vergognoso giustificare come allegro scherzetto il gesto della conduttrice. Non deve passare il messaggio secondo il quale sarebbe lecito ispirarsi al modello-Venier , la mano sulle chiappe è condannabile sempre. Condannabile almeno eticamente, sorvolando sulla rilevanza penale.


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Mara Venier
Mara Venier

Solo perché fa notizia?

Non ci auguriamo quindi che la Venier finisca sotto processo, sarebbe sufficiente un semplicissimo “scusate, ho sbagliato”, invece dell’arrogante rivendicazione di essere nel giusto. La giornalista toscana, suo malgrado, ha acquisito una notorietà che forse nemmeno immaginava, per colpa della palpatina (o grazie alla palpatina, dipende dai punti di vista) è uscita dai confini regionali e ha guadagnato visibilità su scala nazionale. Guai seri per il coglione che ha allungato la mano, rintracciato a tempo di record, indagato per violenza sessuale con varie associazioni di giornalisti che si affollano a costituirsi parti civili. Per ora solo loro, non è detto che non si accodino altre associazioni. Per non farsi mancare nulla, della vicenda è stata investita la Commissione pari opportunità della FNSI. Ne verrà fuori un processo epocale dal finale già scritto, la gogna mediatica ha emesso il verdetto prima ancora che inizi il processo. Al rogo, al rogo. Sotto accusa il maschilismo, l’oppressione di genere, le sovrastrutture culturali misogine, il genere maschile nella sua interezza. Inizialmente la giornalista non aveva sporto denuncia, però la vicenda si sarebbe sgonfiata. Mai sia, l’informazione pilotata ha addentato l’osso e non vuole mollarlo, bisogna parlarne e strumentalizzarlo per mesi. Era chiara la volontà di montare un caso nazionale quindi la giornalista è stata gentilmente invitata a denunciare, altrimenti la cosa sarebbe finita lì: “Per fare partire il procedimento è servita una denuncia-querela di Greta Baccaglia che è stata formalizzata alla questura di Firenze, dopo vari contatti avuti dalla polizia con la giovane cronista”. Probabilmente qualcuno le ha spiegato che deve uscirne una crociata per tutte le donne d’Italia e forse del mondo, quindi «Vado avanti perché le donne vanno tutelate».

Ora sembra in piena crisi esistenziale, si domanda se sia sbagliata lei, se non avrebbe dovuto indossare quei jeans, se avrebbe dovuto essere protetta invece di essere lasciata sola, si è sentita come un palo da prendere a calci, i tifosi la mangiavano con gli occhi, ha avuto molta paura, era confusa, umiliata e sotto choc, disorientata e sconvolta dallo sguardo di quei tifosi, erano feroci, da carnefici. Nella sua vita nulla sarà più come prima, un trauma infinito, un’esistenza compromessa per sempre, più o meno come capita a qualsiasi ragazza palpeggiata in discoteca, a scuola, sul bus. Potrebbe sembrare un’esagerazione finalizzata a gonfiare ai fini mediatici le conseguenze di una pacca sul sedere? Chissà, magari mille altre ragazze reagirebbero diversamente e invece la giornalista è sinceramente e profondamente traumatizzata. Andrea Barsanti su today.it/donna scrive “Se un cane morde un uomo non c’è notizia, la notizia c’è se l’uomo morde il cane”. Nel caso di Greta Beccaglia potremmo dire “se un uomo dà una pacca sul sedere a una donna non è una notizia, se una donna dà una pacca sul sedere a un uomo è una notizia”. Beh, Mara Venier la pensa diversamente. Chissà cosa diranno i vertici RAI?

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