Laura Massaro e le complici che giustificano la latitanza

Provate per un attimo a immaginare che a un uomo, dopo un lungo e complesso iter processuale, venga tolta la responsabilità genitoriale perché ritenuto dannoso per il figlio. Immaginate che dei giudici decidano che il figlio stesso debba andare in casa-famiglia come momento di transizione, per poi tornare a stare con la madre. Immaginate anche che a quel punto l'uomo sparisca, si dia alla latitanza, faccia perdere le sue tracce, portando con sé il figlio minorenne. Ebbene, cosa accadrebbe? La madre probabilmente si appellerebbe alle Forze dell'Ordine, che procederebbero subito con un mandato di cattura per sottrazione di minore o sequestro di persona incapace. In men che non si dica l'Italia si riempirebbe di posti di blocco, le campagne della regione dove un tempo l'uomo abitava verrebbero battute palmo a palmo con l'ausilio di cani, droni, visori a infrarossi. Il volto del ricercato sarebbe fisso sul cruscotto di ogni volante e le centrali operative monitorerebbero ogni minimo movimento bancario o telefonico collegato al padre rapitore. Con buona probabilità la madre farebbe anche qualche appello pubblico, che verrebbe immediatamente ripreso da tutte le TV nazionali, ripetuto in tutti i TG, rimbalzato su tutti i siti web e social media, con tanto di hashtag, dai più incoraggianti (#trovatelo), ai più intimidatori (#restituiscisubitoilbambino), ai più criminalizzanti (#padribastardi). Alle battute di ricerca finirebbero per unirsi anche i civili, organizzati in plotoni pronti a liberare il bambino e a coprire di mazzate l'uomo, nel caso venisse individuato. Una volta trovato, l'uomo scamperebbe d'un pelo al linciaggio e verrebbe rapidamente condannato a passare un ampio arco di tempo in carcere. Questo accadrebbe, sicuro al cento per cento.

Questo però non sta accadendo sebbene sebbene sussista una situazione uguale ma a parti invertite: a essere latitante è una madre, Laura Massaro, che da due settimane circa si è resa irreperibile insieme a suo figlio, per fuggire all'esito di una lunga controversia giudiziaria che le ha tolto la responsabilità genitoriale, affidando il minorenne al padre. Quest'ultimo attende che gli inquirenti si muovano, ma tutto tace: nessun posto di blocco, nessuna battuta di ricerca, nessun monitoraggio del territorio, ma soprattutto nessuna incriminazione e nessun mandato di cattura. Buffo vero? Allo stesso modo i mass-media tacciono: tanto rapidamente si butterebbero sulla vicenda, se la latitanza fosse di un padre, quanto sono zelanti a far finta di nulla ora che a rapire un minorenne è una madre. Questa omissione di cronaca ovviamente lascia l'opinione pubblica del tutto ignara di quanto sta accadendo, che rimane circoscritto nella nicchia di chi è interessato a seguire le vicende legate alle separazioni, agli affidi e alle relazioni tra uomini e donne. In sostanza a parlare di questo crimine in Italia siamo attualmente noi de "La Fionda", schierati con le decisioni della magistratura a tutela del minore, e dall'altro, a sostenere le ragioni della rapitrice, l'agenzia di stampa "D.I.Re.", qualche sua propaggine in taluni media mainstream e l'accolita di fanatiche "madri coraggio", ognuna con sette o otto profili social fasulli con cui tempestano come erinni su Facebook, Instagram, Twitter e dintorni. Un baccano organizzato che funziona da camera dell'eco, di tanto in tanto ripresa in qualche dichiarazione da qualche personaggio politico da sempre al fianco di Laura Massaro. Ma sono espressioni sempre più timide e distanti: poche, tranne forse l'On. Veronica Giannone, se la sentono di mantenere l'endorsement per un soggetto a cui hanno promesso di tutto senza mantenere nulla e che ora è passata dal lato sbagliato della legge.

Laura Massaro
Laura Massaro alla Camera dei Deputati. Sullo sfondo: le On. Valeria Fedeli e Veronica Giannone.

Parlando con una femminista, l'oggettività è esclusa a priori.

Già questo stato di cose, questo doppio standard così marcato, dovrebbe bastare per rappresentare una volta di più in quale realtà sbilanciata ci troviamo oggi in Italia. Laura Massaro è stata tollerata in tutti i suoi eccessi per anni, e ancora adesso che commette un atto di una gravità assoluta gode di una forma sconcertante di impunità, con tutto il danno ulteriore che ne può venire per suo figlio. Ma a gridare vendetta è soprattutto la sfacciataggine di chi la sta aiutando nella sua latitanza e la sostiene pubblicamente. Nei giorni scorsi alcune di loro si sono manifestate in modo aperto, mostrando l'infima caratura etica che le caratterizza. Abbiamo allora Gabriella Ferrari Bravo che sul Corriere del Mezzogiorno, parlando dell'ipotesi del prelievo del minore, scrive, a sprezzo del ridicolo: «nessuno sembra riflettere sul silenzio del padre del bambino che, se animato da affetto per il figlio, dovrebbe per primo rifiutare — invece che sollecitare — una simile misura». Ma certo: un padre accusato falsamente più volte delle peggiori nefandezze, certo che il figlio sia nelle mani di una persona giudicata inadeguata, dovrebbe lasciar perdere tutto perché il prelievo turberebbe il figlio. E chi dice che invece non sarebbe un sollievo per quella povera creatura? Tutto lascia pensare che, dopo un primo turbamento, sarebbe proprio così. Ma la Ferrari Bravo va oltre alla sfacciataggine, sfonda il muro dell'indegnità e dopo il ricatto affettivo cerca di sollecitare il senso di colpa del padre: «Cos’altro provocherebbe», scrive riferendosi sempre al prelievo del bambino, «se non traumi tali da alienargli per sempre la possibilità di essere amato, e persino quella di poterlo guardare negli occhi senza doverli abbassare?». Se uno avesse bisogno di definire lo schifo, alleghi pure l'articolo del Corriere del Mezzogiorno. Che però è ancora niente in confronto a quanto recentemente ha scritto Donna Moderna. Incommentabile per la quantità di menzogne e strumentalizzazioni che contiene. Aspettiamoci in breve di vedere sulle stesse pagine la replica di Giuseppe Apadula, ex compagno della Massaro o, meglio ancora, di sapere che ha trascinato Donna Moderna in tribunale.

Ma il meglio a tutti gli effetti lo dà su Facebook tale Casimira Furlani, femminista, autrice di libri, che fa suo un lungo post (riportato di seguito) di tale Massimo Lizzi, che contiene in sé davvero l'essenza più pura delle argomentazioni in parte ingannevoli, in parte false, in parte folli tipiche del femminismo in generale, e in particolare delle "Massaro-girls" con cicisbei al seguito. «Di norma», dice il post, «[il superiore interesse del minore] implica la relazione materna». Quella paterna, fin dall'inizio, è dunque intesa come accessoria, e dopo specificherà in modo ancora più chiaro (e spregevole) il concetto. Il passaggio chiave successivo è, per l'ennesima volta, il tentativo di far passare sempre e solo il padre per violento. Riporta la Casimira: «forse il padre è un violento e il figlio ne ha paura, ma l'accusa di violenza è considerata parte della strategia di alienazione parentale». Eh sì, Casimira cara, è proprio così. Ma solo quando quelle accuse risultano tutte, dalla prima all'ultima, completamente infondate. A forza di presentar denunce che poi non hanno il minimo riscontro, sai com'è, i giudici qualche domanda se la fanno. Tipo: non è che la signora sta cercando di sparare la proverbiale "pallottola d'argento"? Quando si eccede, come per esempio ha fatto Laura Massaro, la pallottola d'argento diventa un boomerang dalla traiettoria precisissima. «Così», dice ancora il post, «la denuncia della violenza maschile contro la moglie o contro i figli è neutralizzata dalla contro accusa di alienazione parentale». No, Casimira, non è così: la denuncia di violenza è neutralizzata dal fatto che sia infondata, non vera, una balla colossale, non da altro. Specie se si tratta di più denunce, tutte archiviate, come nel caso di Apadula che, o è un genio del crimine capace di passare indenne attraverso le continue indagini degli inquirenti, oppure è semplicemente innocente. Molto più probabile la seconda. Ed è proprio questo che incenerisce le denunce di violenza: sono false, l'alienazione parentale non c'entra niente. Ed essendo false, qualificano in modo chiaro chi le fa. È su questo che forse varrebbe la pena riflettere con un minimo di oggettività. Ma parlando con una femminista, l'oggettività è esclusa a priori.

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Le parole mostruose di Casimira Furlani.

Il post riportato dalla Casimira prosegue nella costruzione del suo sistema concettuale implicitamente giustificatorio della latitanza della Massaro sostenendo che nei tribunali la volontà o il potere alienante della madre vengono dedotti dal rifiuto o dalla paura del figlio d'incontrare il padre. In realtà tribunali e consulenti che agiscano con coscienza cercano di capire la causa di tali rifiuti e paure. Non di rado viene fuori che sono indotti o frutto di un contagio emotivo. E se parliamo del caso Massaro-Apadula (perché a questo si riferisce il post, anche se i nomi li fa solo alla fine), noi ci siamo letti tutte le carte e accertiamo che ogni deduzione di giudici e consulenti deriva da atti concreti, dalle decisioni e dalle scelte della Massaro, non dalla paura del figlio. Mente poi spudoratamente, Massimo Lizzi, riportato dalla Casimira, quando dice che il principio di bigenitorialità consente di affidare un minore a un padre violento: si legga con attenzione la Legge 54/2006 e scoprirà, anche se in realtà lo sa benissimo, che la legge vieta gli affidi in casi di violenza (accertata, ovviamente). Ma il bello ha da venire: si rivendica il diritto di una donna-madre di disprezzare e denigrare l'ex marito di fronte al figlio. Perché nascondere al bambino che papà è uno stronzo, suvvia? Poco importa che magari lo sia come marito, ma resti un ottimo padre: madre e figlio vengono vissuti come un'entità unica, quindi gli sgarbi a lei sono sgarbi anche per la prole. Dunque se odia lei, deve odiare anche il figlio. «Si può essere padre contro la madre?», si chiede il testo citato dalla Casimira, tenendosi il cuore tra le mani. Non la sfiora il pensiero che la domanda può essere ribaltata: «Si può essere madre contro il padre?». A quanto pare secondo il post sì. Parole che sono follie femministe capaci di negare la realtà dei fatti: si resta madri e padri a prescindere dal rapporto reciproco, sia stando insieme sia separati, perché quei ruoli attengono alla relazione con un terzo soggetto, i figli. Al di sotto del ragionamento deviato condiviso dalla Casimira c'è tutta intera la tendenza prettamente materna a utilizzare i figli come armi e scudi umani durante le separazioni. Una negazione così spudorata del diritto del bambino ad avere entrambi i genitori è un'implicita ammissione che sì, dovrebbe essere consentito alle madri usare i figli come clave verso gli ex mariti. L'autore del post ha scritto un'aberrazione. Ma niente confronto a ciò che segue.

Ciò che segue è l'idea che la madre sia più importante del padre. Un concetto già accennato all'inizio, ma che qui viene sviluppato fino alla mostruosità. La madre dà un contributo genetico, biologico, psicologico, vive la gravidanza, il parto, l'allattamento, insegna a parlare al figlio (?), insomma fa tutto lei. E il padre? Be', il post non ha dubbi: «il contributo paterno, pur decisivo, è solo un istantaneo contributo genetico». In sostanza il padre è solo quello che scaracchia lo sperma contenente i suoi geni dentro la fica della donna, per il resto non fa nulla, non conta nulla. Dunque «questa dissimetria [!] non può non avere corrispondenza nella potestà sui figli. La figura di attaccamento maschile sarà importante, ma non necessaria. Può essere una qualunque figura scelta dalla madre». Qui è davvero il sublimato di tutta la follia femminista e del suo progetto (dis)umano. Vedi, Casimira cara, nessuno può negare l'importanza fondamentale del ruolo materno, per buona parte delle ragioni che hai menzionato, ma è folle negare l'apporto paterno. Ti rinviamo ai maggiori trattati di pedagogia, per farti un'idea, ma basterebbe anche a un concetto semplice semplice: il padre è quello che, sulla base del proprio amore (che è unico e insostituibile), toglie il figlio dal soffocante seno materno, dove la madre lo terrebbe in eterno, fino ad annientarlo, e lo lancia in aria, nel mondo, nel futuro. Il padre è la catapulta che trasforma la prole da figlio/figlia a persona, che gli/le insegna, spesso anche rendendosi modello, a essere Uomo o Donna. Il padre esiste per mostrare ai figli il mondo fuori dalla finestra di una casa il cui calore sicuro e protettivo è mostrato dalla madre. Entrambi, se correttamente bilanciati nelle loro funzioni, costituiscono l'essenza della costruzione della coscienza e della personalità della prole. Non c'è persona senza l'apporto di entrambi i contributi, ci sono solo "figli di mammà" o "figli di papà" dannosi a se stessi, agli altri e al mondo. È essenziale che questi due "poteri" si controllino e controbilancino, nella consapevolezza che quello paterno è più arduo e sfidante, e per questo più produttivo nell'ottica dell'inserimento di un individuo nel mondo, mentre quello materno è più attrattivo e comodo, e per questo più dannoso se dilaga (e le statistiche sul tasso di criminalità tra gli orfani di padre stanno lì a dimostrarlo). In quest'ottica, la vittoria della madre è la conservazione, quella del padre è il distacco. Ed è per questo che ci sono estremiste fuori controllo che odiano la figura paterna e sono disponibili a giocarsi il futuro dei figli pur di poterne mangiare in tutta tranquillità la vita. Tuttavia, lontana anni luce da queste verità, la il post a un certo punto scopre le carte e svela di aver detto le mostruosità che ha detto riferendosi a Laura Massaro. Chiude poi furbescamente con una citazione dal passato remoto, estraendolo dal suo contesto storico per ottenere il massimo impatto emotivo per i gonzi e le gonze. Ma è un lavorio concettuale tanto inutile quanto sudicio. Al di là di tutta la retorica pericolosissima, velenosa e inquinante, resta infatti un dato di fatto: una donna è oggi irreperibile insieme al figlio sottratto al padre, e un intero sistema asseconda la sua latitanza, la fiancheggia e protegge, nei fatti e con le parole. Anche le più mostruose, come ci ha dimostrato il post citato Casimira, scritto da Massimo Lizzi.

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